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Progetto Emergenza Siria – Testimonianze dal Mezzanino

Estate 2014.

Shu esmak? Shu esmek?

Omar, Selene, Fatma, Omar, Mohamed, Makmud, Mohamed, Abdullah, Lana, Sidra, Amira, Mariam, Amani, Joseph, Alì… e ancora Mohamed!

I nomi si ripetono, come i sorrisi e gli sguardi… ogni bambino è unico e irripetibile, ma nella memoria i volti si sovrappongono: quanti bambini abbiamo visto, da luglio a oggi? 1000? 2000? 3000?

Ci sono quelli espansivi, che baciano, abbracciano e parlano di continuo, noncuranti del fatto che non capiamo quasi nulla di quello che dicono… poi ci sono i bambini silenziosi, seri, serissimi, ma che, dopo qualche sforzo da parte di educatori e volontari, si riesce a far ridere.

 

Mama! Baba!

Piccoli artisti fanno avanti e indietro dal tatami su cui li accogliamo alle panche di marmo della stazione per mostrare ai genitori la loro produzione: dalle classiche figure pseudo umane (corpi esilissimi che reggono improbabili testoni), alle casette circondate da alberi, prati e fiorellini, passando per montagne, bandiere (con due o tre stelle), fino alle barche cariche di persone e alle rappresentazioni geometriche di una guerra ancora troppo vicina. Elicotteri, pistole, persone a terra, ferite, carri armati: This is Siria, ci spiega un bambino.

Difficile, in questi casi, rispondere con un “Jamiiiiil”, perché “belli”, questi disegni, non lo sono affatto.

Ma i bambini sono bambini e l’orgoglio per un disegno ben riuscito è maggiore della tristezza che le immagini impresse sul foglio portano con sé.

Concentratissimi, costruiscono torri, sempre più alte e oscillanti… vederle cadere provoca delusione ed euforia insieme: dispiacere per il tempo passato a costruire e “annullato” dalla caduta, entusiasmo per lo schianto sonoro dei pezzi di lego che si sparpagliano ovunque.

A destra e a sinistra i passanti lanciano sguardi incuriositi. Qualcuno si ferma, titubante: “C’è qualcosa che posso portare? Cosa vi serve?”

Fogli, pennarelli, altri fogli, pastelli, album da colorare… Il nostro spazio è limitato, esposto al freddo che avanza, impietoso. Winter is coming! Lo sanno bene anche i numerosissimi pediatri volontari, presenti ogni giorno con la loro grande professionalità.

Sarebbe bello poter correre, saltare, ma il disegno e le costruzioni si prestano meglio alle possibilità che abbiamo. Ogni tanto, però, quando i bambini sono meno, piccoli aeroplani di carta volano da una parte all’altra del mezzanino; a volte il lego viene trasformato in armi e si simulano sparatorie: è un sollievo vedere che anche chi le armi le ha viste davvero da vicino possa ancora giocare, aggredire e accasciarsi a terra. Per finta.

Veri sono invece gli abbracci di chi si ritrova qui, dopo aver affrontato insieme il lungo viaggio in nave… bambini che arrivano sommersi da zaini e borse che appoggiano con cura prima di salutare con baci e pacche gli amici ritrovati. “He’s my friend”, ci dicono sorridendo.

Bambini di 1 anno o poco più vengono sbaciucchiati e stritolati da nanetti di 5 o 6 che se ne occupano con sicurezza, siano fratelli di sangue o di avventura.

Qualcuno, con il suo inglese timido, ci dice dove è diretto con la famiglia: Germania e Svezia le mete più gettonate. Una terra non promessa ma desiderata, che metta fine a un viaggio iniziato da troppo tempo, un posto in cui avere una casa, andare a scuola. Un paese in cui si possa essere ancora bambini, senza bombe e senza paura.

Nell’attesa, ci si riposa qualche giorno al camp, i genitori sono stanchi, stremati. La presenza dei bambini, tuttavia, riesce a dare agli adulti la motivazione, a stimolare quella riserva di energia necessaria a raggiungere il nord Europa, luogo sconosciuto e carico di aspettative, un punto sulla mappa dove li attende una speranza e, nel migliore dei casi, qualche parente o un ex vicino di casa.

 

Qualche volta manca il tempo per salutarci “come si deve”… da un secondo all’altro i genitori e i figli più grandi si caricano di valigie e il piccolo che fino a due minuti  prima era con  noi sul tappeto è ora di spalle, mano nella mano con il papà, diretti al treno. Chissà che adulto diventerai, se ti ricorderai di essere passato di qui, un giorno lontano della tua infanzia…

 

(A fine giornata, rimane una parete piena di disegni e il sorriso dei bambini che ci fanno ciao-ciao con la mano.)

 

Grazie alla testimonianza di Nathalie Besostri,

volontaria del progetto Emergenza Siria realizzato con Save the Children Italia presso la Stazione Centrale a Milano.

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