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Perchè Halloween?

Pipistrelli, fantasmi, mostri… Vi stiamo aspettando!

Perché Halloween?
Le emozioni dei bambini sono intense e totalizzanti… anche la paura!
I giochi spontanei dei bambini spesso simulano situazioni di pericolo, divertendoli; lo testimonia la risata di un bimbo di pochi mesi che risponde a un “puppusetteteee”, o quella di un bambino che scappa dal papà o la mamma che fanno finta di essere dei mostri inseguitori.

Tali attività servono a sviluppare le funzioni adattive dei più piccoli dando loro l’esperienza per le tecniche di evasione, costruiscono le abilità locomotorie e il tono muscolare, oltre che permettere loro di acquisire esperienza nelle risposte cognitive ed emotive a situazioni che possono essere pericolose.

Anche le maschere e i simboli tradizionali della festa di Halloween assolvono a questa funzione, sono spaventosi perché collegati alle paure più ancestrali, più arcaiche dell’essere umano: il buio, l’ignoto, la morte. Tutti, anche i bambini, siamo inconsciamente pervasi da queste paure, paure che non vanno negate o banalizzate dagli adulti. Ma come affrontarle?

Letteralmente: stando al gioco! Attraverso le decorazioni, i travestimenti, i giochi… Attraverso la magia!
Attraverso il pensiero magico i bambini infatti riescono a gestire l’ansia verso ciò che non si conosce e ad acquisire funzioni propiziatorie e conoscitive.
Questa modalità di pensiero caratterizza il bambino nei suoi primi 7 anni di vita ed è in buona misura contrapposta alla modalità logica degli adulti, è caratterizzata dall’incapacità di distinguere i propri pensieri, desideri, emozioni da quelli degli altri esseri umani; inoltre, questo tipo di pensiero è permeato di animismo, attribuisce cioè sentimenti, volontà, possibilità di azione a tutti gli altri esseri del mondo, anche a quelli inanimati (eventi e oggetti).

L’incontro col prevalente pensiero logico degli adulti permette al bambino poi di lasciare poco alla volta il mondo del pensiero magico.
Attraverso fasi successive, questo incontro porta il bambino a rendersi conto che gli altri esseri umani sono diversi da lui e che piante e oggetti non hanno desideri e volontà proprie.
La caratteristica del pensiero del bambino, nei suoi primi 7 anni, è l’attribuzione a tutti gli altri esseri (animati e non) di quello che lui pensa e prova. Detto in altre parole, c’è nel bambino un’assenza di differenziazione tra la sua realtà e quella al di fuori di lui, investe tutto il reale di animismo: tutto ciò che esiste è anche vivo e dotato delle stesse caratteristiche vissute dal bambino. Ogni cosa è investita di emozioni e ogni cosa può influire sulle altre.
Come nelle fiabe, è il vento che vuole andare da qualche parte, è il sole che vuole scaldarci o bruciarci e sono le nuvole che vogliono toglierci il sole. E così via. Le attribuzioni magiche non sono invenzioni arbitrarie ma spiegazioni degli eventi.

 

Il pensiero magico del bambino lo difende dalla possibile ansia di fronte a ciò che è sconosciuto.
Che la magia abbia inizio! Noi siamo pronti!

 

Testo di Valentina Losapio
Psicologa e referente Nido Mitades
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