Quando la fragilità educa
La fragilità non è sinonimo di debolezza. Potrebbero iniziare e finire così questi piccoli spunti pedagogici.
La fragilità non pone a tema il superamento dell’ostacolo ma l’accoglimento del limite che permette di sentirci umani, di attraversare e di maturare all’interno di quella condizione. Probabilmente sapremo così anche meglio valorizzare le capacità nostre e degli altri.
La fragilità può divenire occasione educativa, in un contesto dove la forza, la prestazione e la performance sembrano essere l’elemento narrativo del nostro tempo. L’azione educativa stessa è di per sé fragile.
Proprio le fragilità ci accomunano agli altri perché sono una presenza permanente nel nostro vivere: siamo fragili e lo constatiamo nella quotidianità, anche quando non appare esplicita o evidente. Eventi imprevisti o condizioni permanenti ci palesano tante piccole o grandi fragilità.
Le nostre parti fragili ci mettono in forte contatto con quelle degli altri perché permettono relazioni inedite, di cura, di perdono e di accoglienza.
La fragilità fa rima con preziosità.
È proprio la fragilità del bambino a renderlo prezioso e soggetto da accompagnare e crescere con le nostre attenzioni, con l’assunzione di tante responsabilità e di coglierne le infinite potenzialità.
Il gesto educativo presuppone l’incontro non con un altro astratto – pensiamo ad un figlio – ma un altro reale con le sue fragilità e specificità.
Così la fragilità diventa possibilità, occasione di incontro, di interesse e quindi, di relazione, anche quella educativa con noi stessi e con gli altri.
Testo di PiEffe

Commenti chiusi.