Relazione educativa e pandemia
Spesso sentiamo parlare di relazione educativa nel contesto scolastico (dal Nido d’infanzia in poi ) e più in generale nei vari luoghi di socializzazione in cui il rapporto tra pari è mediato dalla presenza di adulti.
Ma cosa si intende veramente per relazione educativa? L’etimologia latina delle due parole relazione ed educazione fa riferimento in entrambi casi ad un verbo di movimento (“referre” e “exducere” ). La dimensione dinamica che quindi il binomio linguistico relazione educativa assume è fortemente rilevante per comprenderne il significato profondo: alla base di ogni processo pedagogico c’è un legame, un rapporto tra due o più persone in cui tutti i soggetti sono coinvolti in un processo di crescita individuale e sociale.
In quest’ottica il rapporto educativo non è inteso a senso unico né tantomeno è da considerarsi statico, ma come un percorso dinamico fondato sulla reciprocità, è esperienza umana, è incontro che si realizza nel rapporto interpersonale dei soggetti coinvolti, soggetti storici permeati dalle condizioni biologiche, culturali e sociali dell’ambiente di cui fanno parte.
Ma “la storia siamo noi” (canta De Gregori dal 1985) “siamo noi che abbiamo tutto da vincere e tutto da perdere. E poi la gente – perché è la gente che fa la storia – quando si tratta di scegliere e di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare. Quelli che hanno letto milioni di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare.”
È così che, ad un anno dall’inizio delle pandemia, coloro che vivono i servizi educativi (operatori e famiglie) si sentono, protagonisti di una storia, individuale e collettiva, di cui ogni giorno provano a scriverne il finale, “con gli occhi aperti” verso orizzonti possibili, cercando e costruendone insieme il senso.
Agenzie educative e famiglie alleate per non perdere la connessione, nel mantenere il filo, il legame vivo che cura, che riempie, che fa crescere, quel contatto che anche attraverso il virtuale si fa reale, consentendo la presenza a distanza, un ossimoro reso possibile dalla tecnologia. Si aprono le porte al concetto di prossimità, una dimensione sospesa tra il welfare e l’aiuto del vicino, dove i bisogni sono condivisi come anche la risposta ad essi, basata sull’impegno attivo della comunità, perché ancora oggi “la storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare, questo rumore che rompe il silenzio, questo silenzio così duro da raccontare.”
Testo di Valentina Losapio
Referente Nido Mitades
www.mitades.it

Commenti chiusi.