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Cos’è la psicomotricità? Il legame tra corpo e mente

Cos’è la psicomotricità? Il legame tra corpo e mente

La Pratica Psicomotoria Aucouturier è una pratica educativa nata attorno agli anni ‘70 in Francia grazie alla ricerca e alla teorizzazione svolte dal prof. Bernard Aucouturier. In Italia questa disciplina ha iniziato a diffondersi negli anni ’80.

La psicomotricità ha come obiettivo quello di accompagnare e, se necessario aiutare, il bambino a consolidare ed armonizzare il legame tra mente e corpo, anche attraverso la via delle emozioni.

Il gioco e il movimento spontaneo del bambino sono gli strumenti e i principali mediatori di ogni comunicazione tra il bambino e il mondo esterno, ma vediamo più nel dettaglio come vengono utilizzati in ambito educativo-preventivo.

Il gioco, anche nella disciplina psicomotoria, rappresenta una dimensione dove il bambino può sperimentare ciò che vuole senza giudizio e conseguenti sensi di colpa. In particolare, il contesto creato dallo psicomotricista in stanza facilita, oltre la socializzazione, lo sviluppo di diverse forme di gioco: dalle esperienze sensomotorie che coinvolgono in modo intenso il corpo, alle creazioni più simboliche e di rappresentazione che mettono in scena la nascita e le evoluzioni del pensiero.

Nel gioco sensomotorio è presente un forte coinvolgimento corporeo sia sul piano emotivo che fisico: il bambino utilizza il proprio corpo per conoscere il mondo, conquistarlo, agire su di esso. Al bambino non interessa tanto il risultato della sua azione, quanto sperimentare le proprie capacità e limiti e vivere le percezioni e le emozioni, più o meno piacevoli, legate al movimento e all’azione. Attraverso quest’attività il bambino è accompagnato, anche dalla professionalità dello psicomotricista, in un percorso di acquisizione e consolidamento della consapevolezza di essere un corpo unico, integro, autonomo e capace.

Il gioco simbolico è invece il gioco del “far finta di” attraverso il quale il bambino ha la possibilità di simboleggiare ciò che sta vivendo a livello corporeo ed emotivo, utilizzando il gioco e la creatività anche per “scaricare”, esternare e maneggiare i propri vissuti. Nel gioco simbolico il bambino mette in campo le sue abilità cognitive, relazionali e comunicative. Fingere di “essere un altro”, ad esempio, aiuta il bambino a “mettersi nei panni di” e a comprendere un punto di vista diverso dal suo, così come giocare situazioni ed esperienze di vita quotidiana può aiutarlo ad elaborare strategie per vivere determinate situazioni, magari anche paurose per il bambino.

Dentro questi passaggi dal corpo vissuto al corpo simboleggiato, passando attraverso tutte le sfumature di emozioni che questo porta con sé, il bambino è accompagnato nel percorso “dal piacere di agire al piacere di pensare” che è poi il cuore di tutta la Pratica Psicomotoria così come anche noi la intendiamo e incarniamo.

In conclusione, possiamo affermare che la disciplina psicomotoria pone l’attenzione sul come e non sul cosa, sull’essere e non sul fare e utilizza il gioco nella sua dimensione più completa come luogo del divenire del processo evolutivo nelle sue componenti motorie, cognitive, emotivo e relazionali.

Testo di Sofia Oldani

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