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Pedagogicamente parlando N.6 – Tempo estivo, tempo educativo

Tempo estivo, tempo educativo

Qualche tempo fa un noto cantautore italiano interrogò il suo pubblico, in uno straripante San Siro, chiedendo quale fosse la più grande invenzione italiana. Dopo variegati e urlanti ipotesi dalla folla, il nostro cantautore diede la sua risposta: l’estate! E avviò il suo inno al tempo estivo.
Già perché il suo elogio non si riferiva tanto al tempo metereologico, ma ad un tempo dilatato dove accadono svariate cose.
Tempo dilatato che, per chi ha figli in età scolare, è un tempo interminabile sul piano organizzativo.

Mesi incredibili, a tratti complicati, tra campus, centri estivi, qualche giorno di vacanza per chi può… ma in tutto questo rimane un tempo unico.

L’estate diventa un tempo particolare di permanenza con i figli e questo momento può diventare uno straordinari occasione di conoscenza e condivisione. Fermiamoci a osservarli così da accogliere scelte, movimenti, passioni, interessi quando il tempo non è strutturato e ritmato dal nido e dalla scuola d’infanzia, primaria, secondaria.

L’estate consente un ritmo diverso e anche i nostri movimenti e agiti educativi possono orientarsi verso aspetti differenti privilegiando la contemplazione all’azione: in questo caso la contemplazione significa educare il proprio sguardo alle cose essenziali e far abitare l’altro in sé, quindi ospitarlo così che l’ incontro, con la nostra interiorità e quanto osserviamo, risulti generativo e quindi educativo.
L’estate è una bellissima occasione anche per ciascuno perché ci educa ad usare il tempo in modo diverso; ci permette di leggere, rilassarci un poco e persino oziare, conoscere luoghi nuovi o ritrovare quelli a cui siamo affezionati.
Sarebbe molto utile anche individuare una pratica buona o un gesto semplice da inserire nella nostra quotidianità anche quando l’estate ci saluta e “settembre ci porti una strana felicità”.

Da una parte proviamo a inventare o consolidare qualcosa da vivere con i nostri figli dopo averli osservati, stando in ascolto e accogliendo quello che viene da loro: un tempo apparentemente vuoto ma condiviso (stare con), un gioco, un’attività, un’esplorazione…; dall’altra troviamo o ri-troviamo uno spazio per noi stessi per: leggere un libro, fare una pratica di rilassamento, praticare un po’ di meditazione e di silenzio, recuperare una passione sopita sportiva o artistica.

Nessun suggerimento preciso … che la creatività inizi a danzare, le mani a disegnare paesaggi nell’aria e i nostri piedi a muovere i nostri passi lenti, lenti su sabbia e prati.

Intanto sorridiamo al cielo e attendiamo il suo sorriso.

Testo di PiEffe

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