Cerca lo sguardo offrendo il tuo
Non so se siano i grandi assenti del nostro contesto, ma credo ci sia un reale bisogno di sguardi.
Pare che questo tempo pandemico sia complicato per tutti, tanta incertezza, molte incognite sul presente e sul futuro.
Alcuni rischi quali la rassegnazione sono striscianti; i milanesi direbbero “Tirèmm inànz” quasi trascinandosi in attesa di un tempo migliore. Magari grazie al vaccino.
Ci basta questo?
Un movimento utile, forse una postura, è quella di cercare lo sguardo anche per pochi istanti (occhi negli occhi) dell’altro come piccolo antidoto, carezza, balsamo alla solitudine,al ripiegamento su di sè e alla rassegnazione.
I bambini crescono con lo sguardo di qualcuno e apprendono anche attraverso questo sguardo perché offre sostegno, fiducia e sicurezza; i ragazzi preadolescenti e adolescenti, in particolare oggi in questo faticoso tempo di isolamento, devono trovare lo sguardo dell’adulto pronto ad accogliere le domande inespresse, le paure non raccontate, l’isolamento sociale dove i device sostituiscono le relazioni. Offrire lo sguardo insomma significa esserci anche quando l’altro si nega e abbassa il suo. Consegnare i propri occhi a volte è difficile pertanto non va preteso lo sguardo dell’altro. È possibile custodire anche gli sguardi fugaci dell’altro e credo che si impari a stare nel tempo negli occhi dell’altro un poco alla volta.
Sapete cosa scopriamo in questa sosta di sguardi? Un po’ di noi è un po’ dell’altro.
Crescere con uno sguardo di qualcuno su di sè significa sapere che stai a cuore a qualcuno e tutto appare più sostenibile e addirittura amabile: lo studio, le relazioni, gli impegni e un domani il lavoro.
Cercare lo sguardo offrendo il proprio parrebbe così una pratica di umanità, un gesto educativo.
Significa dire all’altro mi interessi e non sei solo in questa attraversata che si chiama vita.
Anche quando una pandemia vuole nascondere la vita, la vita pulsa e attende sguardi.
Testo di PiEffe
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