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PIU’ REALE DELLA REALTA’!

Alla nascita il bambino è innanzitutto corpo, un corpo in relazione con l’Altro attraverso il “dialogo tonico”. Inizialmente, i bisogni del bambino sono legati a sensazioni corporee e tensioni interne che si manifestano attraverso cambiamenti del tono muscolare a cui la madre/padre risponde aggiustandosi di continuo dal punto di visto corporeo e psichico (attenzione ai gesti, ai segnali del bambino, aggiustamento delle risposte da dargli..). Allo stesso modo il bambino, ricevendo tali feedback, modifica il suo aspetto tonico dimostrando quindi l’avvio di una primordiale ma fondamentale forma di comunicazione con l’ambiente.
Questa premessa è fondamentale per ribadire come è a partire dal corpo e dalle esperienze vissute che si organizza l’identità stessa del bambino. Il bambino nella sua crescita vive un’unità psicomotoria in cui in un primo momento prevale l’aspetto “motorio” quindi emerge sempre più l’aspetto “psico” e si realizza così un “passaggio dal bambino psicomotorio al bambino razionale” (intorno ai 3 anni circa).


Fare finta di essere a casa
e aspettare gli amici…

In questo delicato processo e passaggio, il gioco simbolico assume un valore fondamentale. In effetti, il “bambino psicomotorio vive concretamente nel presente una sua realtà che in parte deriva dall’interpretazione simbolica della realtà dell’adulto” . In pratica, il bimbo che inizia ad affacciarsi al mondo del cognitivo e degli adulti ne ripresenta/rappresenta le principali dinamiche per comprenderle sempre meglio e per farlo sceglie, ovviamente, di sperimentarle nel modo che più gli viene spontaneo e facile ovvero a livello di esperienza concreta vissuta sotto forma di gioco. Ecco allora il gioco del “far finta di”…essere la mamma o il papà, di fare la spesa, di curare un cucciolo, di arrabbiarsi, di gestire una casa. In cui i bambini sperimentano se stessi in un gioco concreto che rimanda però a contenuti di tipo cognitivo/simbolico. Il bambino, attraverso il corpo, l’azione e il gioco, “simbolizza” ciò che sta affrontando a livello di stimoli evolutivi e in questo senso si apre sempre più al pensiero.
A volte, in nuove situazioni, il bambino tende ad adottare comportamenti tipici di fasi evolutive precedenti.  Molto spesso però non si tratta di regressioni, bensì di processi di integrazione tra capacità e relativi significati delle fasi passate con quelle più evolute.     In questo senso, il gioco simbolico assume anche il significato e il valore di un processo di rassicurazione importante per il bambino che può evolvere solo quando ha reso solida la sua “base sicura” e saturato i suoi bisogni. Sosteniamo e osserviamo allora i giochi dei bambini, cosa amano fingere di essere/avere/fare e stiamogli accanto in questi giochi simbolici in cui la fantasia è utile e, forse, anche più reale della realtà!