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Papà verticali

Riflettevo in questi giorni sull’importanza dei papà, del loro ruolo all’interno delle dinamiche relazionali, affettive, psicologiche di una famiglia. Questa riflessione vale in ogni momento della vita, ma ancora di più quando nasce un bambino e la “nuova” famiglia va incontro a dei cambiamenti così forti ed importanti che spesso scombussolano interi equilibri: ecco, è in questi momenti che il ruolo dei padri è quanto mai fondamentale e unico per l’apporto che può dare.
La figura maschile per la coppia genitoriale e per lo stesso nuovo nato è fondamentale perché può dare sostegno, forza e stabilità: nei primi tempi dall’arrivo di un bimbo, quando ancora “ci si deve conoscere”, quando la mamma è stanca e affaticata dalle nuove incombenze e responsabilità che spesso possono sembrare enormi soprattutto davanti ai momenti più duri dei primi giorni, le prime difficoltà di sintonizzazione col nuovo arrivato, è il papà che dovrebbe riuscire a prendere il controllo della situazione per poter dare un orientamento, un indirizzo all’intero ménage familiare facendo sentire al suo interno il suo ruolo e la sua presenza rassicurante e forte.
In alcuni casi però sembra che i padri non si permettano, non si concedano di assumere questo ruolo di guida nei primi mesi dalla nascita di un figlio e spesso la motivazione che guida questo loro “rimanere in disparte” è data dal fatto di voler rispettare le modalità e i tempi della donna che in questo delicato momento familiare risulta essere una figura centrale e allo stesso tempo particolarmente fragile (vedi depressione post-partum, stanchezza etc.).
Non sempre però rispettare i tempi dell’altro significa fare il meglio per quest’ultimo e il rischio che si corre è che l’uomo segua troppo le orme della madre perdendo così la figura paterna.In un momento tanto delicato come la nascita di un figlio, invece, la figura paterna è fondamentale e il padre dovrebbe assumere sempre più e con quanta più convinzione il suo ruolo perché è solo così che la donna può davvero capire e avvertire di avere al suo fianco una persona che come lei condivide a pieno questa nuova “enorme” e bellissima responsabilità genitoriale (che in questo modo, tra l’altro, risulta dimezzata pesando su entrambi i genitori).
Allora un invito e uno stimolo agli uomini che stanno vivendo, hanno vissuto o vivranno l’esperienza di diventare padri: non abbiate paura di esprimervi, di dire ciò che siete, come siete, di portare nella coppia e nella nuova famiglia la vostra storia, i vostri valori… TUTTO quello che voi siete! E anche se ciò può a volte sembrare in contrasto col mondo ovattato e magico in cui sembra essere raccolto il rapporto tra madre e bambino (ahimè, già solo l’allattamento può essere preso ad esempio come esperienza “esclusiva” che la donna può vivere col figlio), non pensate di non poter apportare un contributo perché anzi il vostro ruolo e la vostra presenza propositiva e attiva sono fondamentali.
Per certo, sempre più oggi gli uomini si fanno portatori del loro desiderio e diritto di essere padri cercando e rivendicando con forza l’esclusività anche del loro rapporto con i figli. Proprio oggi leggevo sul Corriere della Sera un articolo “Più responsabilità e meno incertezze” di cui riporto solo una frase detta dal neuropsichiatra Mario Landi: “il ruolo del padre con il figlio è molto originale già dal modo in cui lo prende e lo consola: il cullamento femminile è orizzontale, ha a che fare col tenere, quello maschile è verticale e implica il proiettare. Lo proietta nel futuro, aiutandolo a uscire dal mondo infantile”. Trovo questa frase bellissima e densa di contenuti e messaggi per gli uomini papà: anche Mitades la condivide e desidera tenerla come “slogan” ed invito per tutti i papà. FORZA PAPA’!!